108. Abbonamenti
Tra poco partiamo con gli abbonamenti con materiale riservato agli abbonati, tra cui degli audiolibri, il primo l'audiolibro di Non è colpa dello specchio, qui sotto l'inizio (leggerò io).
Se, quando avevo trentadue anni, fosse venuto l’angelo della fine del mondo e mi avesse chiesto «Cos’hai fatto, nella tua vita?», gli avrei risposto «Niente».
Se fosse venuto quando di anni ne avevo quarantadue avrei risposto «Poco».
Se fosse venuto quando ne avevo cinquantadue avrei risposto «Sono morto. Due volte. Soprattutto la seconda è stato interessante».
Se venisse adesso che ne ho sessantadue risponderei «Mi han censurato. Sia in Italia che in Russia. È stato interessante anche quello».
Non è venuto.
L’angelo della fine del mondo non è ancora venuto.
Ho il sospetto che non verrà.
Secondo me i casi sono due: o gli angeli non esistono, o io, per il momento, non gli interesso, agli angeli.
Chissà.
In realtà, a trentadue anni, io avevo l’impressione che qualcosa, nella mia vita, l’avevo fatto. Avrei risposto così all’angelo perché io sono un falso modesto. Torinese falso e cortese, mi verrebbe da dire a proposito di me stesso se non fosse che non sono cortese e neanche torinese quindi non lo dico.
Ma a trentadue anni, secondo me, io avevo già fatto quella che adesso, a sessantadue anni, mi sembra la più grande impresa della mia vita, scrivere la mia tesi di laurea. Ogni tanto c’è qualcuno che mi dice che gli piacerebbe leggerla, io so che non è vero.
Lui magari crede, che gli piacerebbe, ma io so che, se la leggesse, non gli piacerebbe, perché, la mia tesi di laurea, è pesa come il tuono, lasciatevelo dire da me che l’ho scritta.
Quando dovevo scriverla, la tesi di laurea, pensavo che non sarei mai riuscito, a mettere in fila centocinquanta pagine che parlavano tutte dello stesso argomento, la teoria e la pratica di Velimir Chlebnikov, poeta nato nei dintorni di Astrachan il 5 novembre del 1885 e morto a Ruc’i, vicino a Novgorod, il 28 giugno del 1922, a trentasei anni.
Negli ultimi mesi di lavoro, andavo a correre, io tutta la vita sono andato a correre, e pensavo, mentre correvo, alle domande che mi avrebbero fatto alla discussione della tesi, e dopo pensavo “Ma figurati se ci arrivo, alla discussione della tesi”.
Quando poi mi son laureato, il 20 marzo del 1995, mia mamma mi ha preso da parte mi ha detto «Non avrei mai creduto, che ti saresti laureato».
E io le ho detto «Grazie».
«Anch’io», le ho detto poi dopo, «non avrei mai creduto.»




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