112. Una biografia
Un pezzetto che è verso la fine della Libertà.primo episodio, alla fine del discorso sul male che ho fatto al Mast e sarà verso la fine di un discorso sui corpi che faccio a Pistoia.
Viktor Šklovskij ha scritto: «Se invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono, forse non ci renderemmo ridicoli.
Non la storia si deve fare», ha scritto Šklovskij, «ma una biografia».
Ecco io, e tutti noi, secondo me, abbiamo questo impegno terribile: fare la nostra biografia.
Che però ha di bello che è nostra, che ce l’abbiamo, ce l’abbiamo tutti, tutti abbiamo una cucina, e nelle nostre cucine succedono delle cose che politicamente non sono indifferenti: una delle cose politicamente più rilevanti della mia vita è successa nella mia cucina di Casalecchio di Reno quando, dieci anni fa, ero al telefono con mia mamma, io all’improvviso mi sono accorto che mia mamma, io, la trattavo male; mi sono come visto da fuori con tutta la rabbia che sfogavo contro mia mamma e mi son detto «Ma deficiente, ma cosa ti ha fatto, quella donna lì, oltre a partorirti e a volerti bene per tutta la vita?» e mi son fatto così schifo che, politicamente, il rapporto mio con mia mamma, e con il mondo, è cambiato completamente, quel giorno lì.
C’è un altro momento memorabile, che mi torna sempre in mente quando penso a quella telefonata con mia mamma, non so perché; non ha niente in comune, con quella telefonata, forse il legame è il fatto che sono cose che sono successe una dopo l’altra, gli stessi giorni, forse, non mi ricordo, mi ricordo solo che avevo comprato dei pantaloni e che non mi andavano bene e che dovevo tornare in negozio a cambiarli, e che io, in quel periodo, e anche un po’ adesso, ma meno, i negozi di abbigliamento io son dei posti che sono a disagio; io ho due possibili umori, in un negozio di abbigliamento, o mi sento male o mi sento malissimo, cerco di starci meno tempo possibile, non so perché, mi sembra una gran perdita di tempo, non so perché, so che è così, e quella volta, io mi ricordo ci ho pensato tutta la notte, «Nooooo,» pensavo, «devo andare nel negozio di abbigliamento a cambiare le braghe, nooooo».
Poi dopo, il mattino dopo, la prima cosa che ho fatto è stato andare nel negozio di abbigliamento a cambiare le braghe e ho trovato una commessa così gentile, così brava, così capace di fare il suo mestiere, mi ha perfino sorriso, alla fine, incredibile, e io sono uscito da quel negozio di abbigliamento che stavo così bene, e ho pensato che le commesse dei negozi di abbigliamento sono responsabili dei nostri umori, un mestiere molto politico, fare la commessa di un negozio di abbigliamento, ho pensato, queste, mi sembra, sono le cose importanti, le nostre biografie, il modo in cui facciamo i nostri mestieri.
Il male, è il male, è parte della nostra vita e crescere, diventare adulti, vuol dire, forse, anche, accettare la presenza del male, nelle nostre vite. Se riusciamo a essere gentili, gli uni con gli altri, sembra incredibile, diventa più facile.
Grazie.
State bene.




"Vivere una vita non è attraversare un campo" (cit.)
Nella mia biografia scriverò che in alcuni momenti importanti della mia vita, leggere Paolo Nori è stato un grande regalo per me. Scrivere con tanta leggerezza di cose così "grandi "è la prova di un talento generoso , che spinge a guardare con occhi dallo sguardo limpido e privo di cattivi pensieri. Grazie Paolo Nori