116. Roba mia
Sto scrivendo un libro che si intitola Roba mia che comprende la sbobinatura del monologo su Delitto e castigo e una cosa su mio babbo, metto qua sotto qualche paragrafo.
1.17 Belinskij
Vissarion Belinskij era, nel 1845, il più celebre critico russo.
Un italiano che legge questa cosa, nel ventunesimo secolo, non è molto impressionato: il più celebre critico italiano contemporaneo non è che lo conoscano tutti; il più celebre critico russo, nel 1845, lo conoscevano tutti i russi che sapevano leggere e scrivere.
Il significato sociale della letteratura, nell’Italia contemporanea, non è minimamente paragonabile, al significato della letteratura nella Russia dell’Otto e del Novecento.
Nel 1848, in Russia, se leggevi in pubblico una lettera di Vissarion Belinksij, ti poteva magari capitare che venivi condannato a morte; in Italia, oggi, se leggi in pubblico una lettera di un critico letterario, ti può magari capitare che non ti ascolta nessuno.
Un secolo più tardi, quando il poeta Osip Mandel’štam muore in un gulag, sua moglie, Nadežda, scrive che il marito le aveva detto, una volta: «Da noi si uccide per la poesia; a conferma dell’eccezionale considerazione in cui la poesia è tenuta».
Ecco.
Questo mi sembra un esempio significativo, del valore della letteratura, in Russia.
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La poesia è pericolosa solo per i cattivi