174. Un'introduzione
Il 25 giugno, a Cervia, facciamo La disperazione. Secondo episodio, metto qui l'introduzione.
Ecco.
Allora. Facciamo così: mi presento, una breve introduzione, lo spettacolo, se così si può dire, cioè il centro della questione, e una conclusione.
Allora mi presento.
Una biografia.
Quando mi chiedono una biografia, io di solito gli rispondo che mi chiamo Paolo Nori, sono nato a Parma nel 1963, abito a Casalecchio di Reno, cioè, ci abitavo, adesso abito a Bologna, a Casalecchio lavoro, e di mestiere scrivo dei libri.
Ormai son trent’anni, quasi, che di mestiere scrivo dei libri.
Dopo faccio anche delle altre cose, per esempio recito, se così si può dire, ma non sono sicuro, sto recitando? Traduco. Insegno a tradurre e insegno anche a scrivere, faccio dei corsi di scrittura e uno dei compiti che do a quelli che si iscrivono a questi corsi di scrittura è: perché scrivi?
Che è una domanda che, se te la fanno dopo che hai pubblicato, e te la fa magari anche uno che ha letto un tuo libro, sottintende un’altra domanda, Ma perché, magari, non fai qualcos’altro, che scrivere non ti viene benissimo? Perché ti sei fissato che vuoi scrivere? Che lì rispondere è difficile.
Io, comunque, l’han fatta a tutti, quella domanda lì, e Luigi Malerba quando gliel’han chiesto, ha dato una risposta singolare:
Perché scrivi? gli han chiesto,
Per capire quello che penso, ha risposto lui.
Che uno che non ha mai scritto pensa che si scrive quando si è già capito quello che si pensa, che si scrive per diffondere il proprio pensiero, per illuminare, invece io, son d’accordo con Malerba, si scrive perché si è ciechi, perché non si capisce una mazza e la scrittura, se arriva in quella forma lì sua luminosa, che ha, delle volte, è la scrittura, che ti dice dove andare.
Forse.
Continua su Bombé.




Son d'accordo.
Anche io, se scrivo, quando scrivo, è per capire cos'ho in testa.
A volte, dopo, lo capisco. Altre, no.