A Champoluc eravamo in 4, io, la mamma di mia figlia, che quando scrivo di lei la chiamo Togliatti, mia figlia, che quando scrivo di lei la chiamo la Battaglia. e il nostro cane, che quando scrivo di lei la chiamo Nàdor, che in parmigiano significa Anatra e è un nome che mi piace moltissimo.
E lì, a Champoluc, io ho pensato che a casa mia, quando ero piccolo, comandava mio babbo, e lo strumento che aveva, per comandare, era la voce. Bastava che mio babbo alzasse la voce, mia mamma, io e i miei fratelli, agli ordini.
E quando abbiamo cominciato a avere una famiglia, con Togliatti e la Battaglia, io, quando non mi davano retta, alzavo la voce.
Solo che, nella nostra famiglia, non comanda chi alza la voce.
Ci ho messo degli anni, a capirlo.
Ma guarda.
[Stanotte registro una nuova puntata del podcast Ma guarda: sono un coglione, domani la carichiamo per gli abbonati a Bombè]




In cucina la stessa cosa si vede meglio, perché c'è il rumore a fare da misura. Chi urla ha già perso il servizio: alza la voce nel momento in cui non riesce più a tenere i tempi, e da lì in avanti la voce è l'unica cosa che gli è rimasta. Quelli che comandano davvero, mano a mano che la pressione sale, parlano più piano, e gli altri si zittiscono per sentirli. Da fuori si capisce come sta andando una serata solo dal volume: se dalla sala non si sente niente sono messi bene, se si sentono le urla è già tardi.
Ci ho messo anni anche io, e non l'ho ancora imparato del tutto.
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