211. Ridicolo
Un racconto fantastico
211. Ridicolo
Qualche anno fa ho tradotto un racconto di Dostoevskij che è una specie di monologo teatrale che mi sembra molto riuscito e molto, come dire, contemporaneo. Lo metto qua sotto per State bene Bombé.
(Il sogno di un uomo ridicolo è stato pubblicato nel numero di aprile del 1877 della rivista Diario di uno scrittore. La traduzione è stata condotta sul testo della Sobranie sočinenij v 15 tomach (Raccolta delle opere in 15 volumi), Leningrad, Nauka 1988-1996, volume 14, pp. 120-138).
Il sogno di un uomo ridicolo
Racconto fantastico
I
Sono un uomo ridicolo. Adesso dicono che sono matto. Sarebbe anche una promozione, magari, se non fosse che per loro son rimasto ridicolo come prima. Ma adesso ormai non mi arrabbio più, adesso voglio bene a tutti, e anche quando ridono di me, gli voglio più bene ancora. Riderei anch’io con loro, non di me, ma per via che gli voglio bene, se non fosse che mi vien su una tristezza, a guardarli. E la tristezza dipende dal fatto che loro non sanno la verità, e invece io la so, la verità. Come è dura, essere l’unico che sa la verità! Ma loro questo non lo capiscono. No, non lo capiscono.
Ma prima mi angosciava molto, il fatto di sembrare ridicolo. Non di sembrarlo, di esserlo. Son sempre stato ridicolo, e lo so, fin dalla nascita, forse. Forse quando avevo sette anni già sapevo di esser ridicolo. Poi sono andato a scuola, poi all’università e cos’è successo?, che più studiavo, più mi accorgevo di esser ridicolo. Tanto che, per me, tutta la mia cultura universitaria è come se fosse esistita, alla fin fine, solo per dimostrare e chiarire a me stesso, man mano che mi ci inoltravo, che ero ridicolo. E come nella scienza così anche nella vita. E ogni anno che passava, cresceva e si rafforzava in me la coscienza del mio aspetto ridicolo da tutti i punti di vista. Di me hanno riso sempre e dovunque.
Continua qui: Bombé




Ecco, l'ho visto.