212. Tre matti
Una piccola antologia.
Stiamo pensando di ripubblicare una piccola antologia di qualche anno fa, si intitola tre matti, e contiene tre racconti, uno di Gogol’, uno di Dostoevskij, uno di Tolstoj.
Metto qua sotto l’introduzione.
State bene (Bombé)
1. Tre matti
Tre matti mette insieme tre racconti, uno di Gogol’, che si intitola Le memorie di un pazzo, è del 1835 e comincia così: «In data odierna è successo un fatto straordinario»; uno di Dostoevskij, che si intitola Sogno di un uomo ridicolo, è del 1877 e comincia così: «Io sono un uomo ridicolo. Adesso dicono che sono un pazzo. Sarebbe una promozione, se non fossi, per loro, lo stesso uomo ridicolo di prima»; uno di Tolstoj, che è del 1903 e si intitola Memorie di un pazzo e comincia così: «Oggi mi hanno portato a visitare alla direzione di governatorato, e ci son stati diversi pareri. Han litigato e alla fine han deciso che non sono pazzo».
2. Cosa si può dire
Una volta, mi ricordo, mi ero appena laureato, c’era una psicologa che era venuta a trovare i miei genitori e che, saputo che mi ero laureato in lingua e letteratura russa, mi aveva chiesto «Ma lei allora è un esperto di Dostoevski?», e io mi ricordo le avevo risposto che secondo me era impossibile, essere esperti di Dostoevskij. E questa cosa mi è tornata in mente anni dopo quando avevo letto una frase di Roman Jakobson che citava «un grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, che affermava: “Nessuno abbraccia l’inabbracciabile”», e io avevo pensato che dei grandi scrittori come Gogol’, Dostoevskij e Tolstoj, per esempio, ma anche Puškin e Čechov, e Chlebnikov, e Charms, per dire, di loro nessuno poteva dirsi un esperto, secondo me, eravamo tutti degli appassionati, perché si può essere esperti di tante cose, di cinema, di meccanica, di elettronica, di statistica, di raccolta differenziata, di agricoltura, di calcio, di pallacanestro, di sport estremi, di pattinaggio in linea, di tutto, tranne forse che di letteratura perché i grandi scrittori, i grandi libri, sono, forse, come diceva quel grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, inabbracciabili.
3. Difficoltà
Allora parlare di questi tre signori, e di questi tre racconti, è una cosa difficilissima, secondo me, e la cosa migliore che posso fare, forse, è non dire niente e rimandare direttamente alla letteratura, che questi tre racconti, tra l’altro, hanno un pregio evidente, che sono racconti di tre grandi scrittori russi dell’ottocento che fanno meno paura di come fanno paura di solito gli scrittori russi dell’ottocento. Perché, come scrive Peter Bichsel, «Tutti noi abbiamo vissuto momenti di disperazione di fronte alle prime pagine dei grandi romanzi russi, quando non capivamo chi fosse lo zio e chi il fratello e se la zia fosse la moglie dello zio e se fosse il fratello o l’amico a essere innamorato della figlia e di chi fosse figlia la figlia»[1].
Ecco, qui, non ci sono grandi famiglie, non ci sono nomi e patronimici, si sono dei matti che son, quasi tutti, forse, degli uomini soli.
4. Un matto
Giorgio Manganelli una volta ha scritto che lui ha cominciato a scrivere perché non era capace di allacciarsi le scarpe, e che, secondo lui, tutti quelli che scrivono, in realtà, vorrebbero esser dei matti.
«Il matto, – ha scritto Manganelli, – viene prima dello scrittore, dell’astrologo, dell’alchimista; in qualche modo, è la figura archetipica, l’esempio che costoro imitano. È ovvio che non si valuta un matto, non si dice “costui è un matto ‘bravo’”, non ci sono matti migliori altri; un matto è un capolavoro inutile, e non c’è altro da dire»[2].
5. Una cosa
E una cosa bellissima, per me, di questi tre signori, poi ognuno nelle cose ci trova quel che gli pare, e per me, una cosa bellissima è il fatto che questi signori, il matto di Gogol’, quello di Dostoevskij e quello di Tolstoj non contano niente, non hanno nessuna influenza e ogni tanto è un sollievo, avere a che fare con della gente del genere.
[1] Peter Bichsel, Il lettore, il narrare, traduzione di Anna Ruchat, Bologna, Comma 22 2012, p. 37
[2] Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa, Milano, Adelphi 2013 (2), p. 25.




Spero vivamente che decidiate di ripubblicare il libro. Io attendo fiduciosa!☺️
Anche il poeta è matto e inutile.