93. La prima della Scala
Uscito oggi (leggermente diverso) sul Fatto quotidiano
Una lady Macbeth del distretto di Mcensk, che ha inaugurato la stagione della Scala, è tratta da una novella di Nikolaj Leskov, forse il meno conosciuto, in occidente, tra i grandi scrittori russi dell’Ottocento.
Quando Leskov muore, nel 1895 (era nato nel 1831), Lev Tolstoj scrive: «Il tempo di Leskov deve arrivare, Leskov è lo scrittore del futuro».
La fama di Leskov in occidente dipende, oltre che dalla Lady Macbeth, dall’opera che ne ha tratto Šostakovič e da altre due celebri novelle, L’angelo sigillato e Il viaggiatore incantato, anche da un celebre saggio del 1936 di Walter Benjamin intitolato Il narratore. Considerazioni sull’opera di Nicola Leskov.
«Capita sempre più di rado» scrive Benjamin, «d’incontrare persone che sappiano raccontare qualcosa come si deve: e l’imbarazzo si diffonde sempre più spesso quando, in una compagnia, c’è chi esprime il desiderio di sentir raccontare una storia. È come se fossimo privati di una facoltà che sembrava inalienabile, la più certa e sicura di tutte: la capacità di scambiare esperienze» (la traduzione è di Renato Solmi).
La fine dell’esperienza che passa di bocca in bocca, caratterizza, secondo Benjamin, la sua generazione: «Si è visto», scrive «alla fine della [prima] guerra mondiale, che la gente tornava dal fronte come ammutolita, non più ricca, ma più povera di esperienza comunicabile. Poiché mai esperienze furono più radicalmente smentite di quelle strategiche dalla guerra di posizione, di quelle economiche dall’inflazione, di quelle fisiche dalla guerra dei materiali, di quelle morali dai detentori del potere. Una generazione che era ancora andata a scuola con il tram a cavalli si trovava, sotto il cielo aperto, in un paesaggio in cui nulla era rimasto immutato fuorché le nuvole, e sotto di esse, in un campo magnetico di correnti ed esplosioni micidiali, il minuto e fragile corpo dell’uomo».
Leskov appartiene alla generazione precedente, quella ricca di esperienza comunicabile, ed è, secondo Benjamin, il più bravo, nel comunicare le esperienze.
Criticato per l’uso di una lingua popolare e accusato di essere rozzo e grossolano, Leskov rivendicava il proprio diritto di «non usare una lingua falsa, ma quella raccolta incontrando la gente, una lingua fatta di parole, proverbi, espressioni cólte al volo tra la folla, sulle barche, tra i militari, nei monasteri».
Dicevamo che è evidente che le opere di Leskov sono scritte prima del Novecento e delle guerre mondiali, ma la Lady Macbeth è, contemporaneamente, una novella antica e moderna, e lo si capisce se la si paragona con Anna Karenina.
La protagonista del grande romanzo di Tolstoj, pubblicato nel 1877, tradisce il marito e, per questo, si sente in colpa, si interroga, si tormenta, fino a togliersi la vita; la protagonista della novella di Leskov, pubblicata nel 1865, tradisce il marito, uccide il suocero, uccide il marito, il nipote, l’amante del proprio amante, e non si sente per niente in colpa: sembra quasi che pensi che sia un suo diritto.
Conosco un po’ la letteratura, quella russa in particolare, e molto poco la musica, e pochissimo la musica lirica, ma ci sono tre opere, il Faust di Gounod, il Boris Godunov di Musorgskij e la Lady Macbeth di Šostakovič alle quali sono affezionato, non saprei dire perché.
Musorgskij, il Boris Godunov, a me viene freddo, quando sento il Boris Godunov, mi fa paura, e a me piacciono le cose che mi fanno paura,
Šostakovič, a me succede, delle volte di leggere delle cose insieme a dei musicisti, e molte volte suonano Šostakovič e il quartetto per archi numero 8, io, per me, mi ricorda La morte di Ivan Il’ič, di Tolstoj, ha un andamento così disperato, che ha così tanto a che fare con la mia vita, e un finale così luminoso che io mi auguro abbia a che fare con la mia morte.
Šostakovič, mi è simpatico per diversi motivi; io, ho detto molte volte che a me piacciono due cose che fanno piangere, la letteratura russa e le partite del Parma, ecco, Šostakovič era un grande appassionato e tifoso di calcio: poi, aveva un grande gusto letterario; ha scritto due opere, una tratta dal Naso di Gogol’, un racconto del 1842 il cui protagonista è un naso che va in giro per Pietroburgo con una divisa da ufficiale, l’atra tratta dalla Lady Macbeth di Leskov.
L’opera di Šostakovič debutta nel gennaio del 1934 e ha un grande successo; la rivista «Arte sovietica» ne parla come di «Un trionfo del teatro musicale».
Rispetto al racconto di Leskov manca l’ultimo delitto e ci sono, in più delle scene (sognate) di incesto della quale sarebbe vittima Katerina (da parte del suocero).
È un’opera erotica, potentissima, e con una musica che a me, con tutta la mia ignoranza, sembra straordinaria; c’è una scena nella quale una batteria di fiati dialoga con l’orchestra che toglie il fiato, ho scoperto recentemente che Stravinskij, offeso dal successo dell’opera a New York, diceva che al pubblico newyorkese piaceva essere «brutalizzato da arroganti ottoni comunisti». Ecco, io, di fronte a Stravinskij mi inchino, ma devo dire che erano comunisti bravissimi, quelli che ho sentito suonare al teatro alla Scala.
Due anni dopo, la prima della Lady Macbeth di Šostakovič, nel gennaio del ’36, c’è una rappresentazione al Bol’šoj alla presenza di Stalin; il giorno dopo esce un articolo sulla Pravda che parla di «Caos invece di musica».
È un colpo abbastanza duro, bisogna immaginare.
Šostakovič non scrive più opere, e anni dopo, nel 1963, rivede la sua Lady Macbeth e ne fa una versione castigata, l’intitola Katerina Izmailova; come il Boris Godunov riorchestrato da Rimskij Korsakov, che è tutto pettinato, laccato, ripulito, la versione rimessa a nuovo dell’opera di Šostakovič oggi viene rappresentata molto raramente: non so perché, forse ci piace avere freddo, forse ci piace essere brutalizzati dagli ottoni comunisti, non so, quel che so è che a me piace che, dopo la censura moscovita di 89 anni fa, la scelta della Scala confermi una cosa che è talmente chiara che è perfino banale: che la musica, e l’arte, e la letteratura, quando sono potenti, sono più forti di qualsiasi censura e di qualsiasi dittatura.
State bene.




Grazie.. Di cuore.. Questo scritto è meraviglioso e appassionato. E a me piacciono le persone apoassionate. Paolo Nori.. Condivido anche gli spazi di questo scritto e La ringrazio ancora. Buona giornata
...che la musica, e l’arte, e la letteratura, quando sono potenti, sono più forti di qualsiasi censura e di qualsiasi dittatura.
Grazie!